Per molto tempo la sostenibilità è stata vissuta come un peso: un adempimento da mettere a bilancio, più che un investimento capace di rendere. Le rilevazioni più recenti, però, raccontano una storia diversa, e lo fanno con numeri che è difficile mettere da parte.
Secondo il nuovo Osservatorio Accredia, sviluppato con Prometeia, le imprese italiane con certificazioni ESG accreditate crescono di più, sono più redditizie e dialogano con maggiore facilità con il sistema del credito. La qualità del dato di sostenibilità, insomma, si è trasformata in un vero asset strategico, ben oltre il perimetro della semplice conformità.
Certificazioni ESG: cosa dicono i numeri
L’analisi copre il periodo 2012–2024 e fotografa una distanza netta tra imprese certificate e non certificate:
- fatturato in crescita del 4,3% già nel primo anno, che arriva fino all’11,4% dopo ventiquattro mesi;
- ROI al 9,1%, contro il 5,4% delle imprese senza certificazione;
- Margine Operativo Lordo al 12,7%, a fronte di una media dell’8,9%;
- ricavi netti mediani di € 3,6 milioni, mentre le realtà non certificate si fermano a 200 mila.
A questo si aggiunge un dato che allarga lo sguardo oltre i singoli bilanci.
Nello stesso arco di tempo, le certificazioni accreditate avrebbero prodotto un beneficio complessivo per la collettività stimato in € 42,6 miliardi: 36 miliardi legati agli impatti ambientali e 6,6 miliardi a quelli sociali.
Un segnale che parla chiaro, perché mostra come la qualità del dato ESG generi valore economico e sociale nello stesso movimento.
Oltre i bilanci: status, reputazione e credito
I vantaggi delle imprese certificate non si esauriscono nelle voci di conto economico.
In un mercato che chiede dati ESG sempre più verificabili, l’accreditamento offre evidenze oggettive e funziona da protezione contro il greenwashing e il social washing. Riduce i rischi reputazionali e rende l’azienda più affidabile agli occhi di banche e investitori, con effetti tangibili sulla sua stessa credibilità.
Ne deriva una crescita di status e di rilevanza sociale: chi riesce a dimostrare le proprie performance attraverso sistemi certificati guadagna un vantaggio competitivo che si fa sentire soprattutto nell’accesso al credito e nell’ingresso nelle filiere delle grandi imprese. In comparti come le costruzioni, il commercio e la produzione di macchinari, del resto, la certificazione è diventata spesso un requisito d’accesso a gare e catene del valore, molto più di un semplice ornamento reputazionale.
Quali certificazioni ESG adottano le imprese italiane
Il panorama è ampio e attraversa tutte e tre le dimensioni ESG:
- Governance: è la più diffusa, e interessa circa il 67% delle aziende certificate, con la ISO 9001 per la qualità, la ISO/IEC 27001 per la sicurezza delle informazioni e la UNI ISO 37301 per la compliance.
- Social: si attesta intorno al 17%, con la ISO 45001 per salute e sicurezza e la UNI/PdR 125 sulla parità di genere.
- Environment: pesa per circa il 15%, con la ISO 14001 per la gestione ambientale e la ISO 50001 per l’efficienza energetica.
C’è però un movimento interessante da cogliere nella traiettoria: le dimensioni ambientale e sociale registrano i tassi di crescita più elevati, spinte dall’attenzione di investitori, clienti e istituzioni finanziarie.
Dove pesa di più la dimensione ambientale
Se si guarda al valore economico generato, la componente ambientale emerge come la più rilevante. I benefici maggiori si concentrano nella lotta al cambiamento climatico, seguiti dalla riduzione dell’inquinamento atmosferico e da un impiego più efficiente delle risorse.
È proprio qui che si decide una parte consistente della credibilità ESG di un’impresa: nella capacità di misurare, ridurre e compensare la propria impronta climatica appoggiandosi a dati solidi, e non a dichiarazioni generiche.
Certificazioni ESG e clima: dove entra Forever Bambù
È su questa dimensione che si concentra il contributo di Forever Bambù.
Il nostro campo non sono le certificazioni di qualità o di governance; ci occupiamo piuttosto della base ambientale e climatica su cui quelle performance si dimostrano. In concreto, questo significa:
- misurazione della carbon footprint secondo la ISO 14064-1, per impostare un calcolo corretto e certificabile da enti terzi;
- assorbimento di CO2 certificato secondo la UNI/PdR 156:2024, con dati tracciabili generati dalle nostre foreste di bambù;
- una filiera 100% made in Italy, verificabile e documentabile lungo l’intero percorso;
- lo sviluppo della competenza interna, attraverso la figura del Carbon Manager, per governare il processo dall’azienda stessa.
In sostanza, mettiamo a disposizione la materia prima della credibilità climatica: dati misurabili e compensazioni reali su suolo italiano, che rendono più solido un percorso di certificazione ambientale.
Un percorso fatto di dati, più che un bollino
I numeri dell’Osservatorio Accredia dicono una cosa piuttosto semplice: la sostenibilità certificata crea valore, e la dimensione ambientale ne rappresenta il cuore.
Nessuna certificazione, però, si costruisce sul solo peso di un timbro. Alle spalle ci sono sempre dati affidabili, misurazioni accurate e strategie di riduzione e compensazione che sappiano reggere alla verifica.
Se vuoi capire come costruire la componente ambientale del tuo percorso ESG (dalla misurazione delle emissioni fino all’assorbimento certificato di CO2) puoi approfondire le nostre foreste di bambù e i percorsi dedicati sul sito di Forever Bambù.


