L’Unione Europea ha alzato l’asticella.
Il 10 febbraio 2026, il Parlamento europeo ha approvato in via definitiva la modifica della Legge europea sul clima, fissando un nuovo obiettivo intermedio e vincolante: ridurre del 90% le emissioni nette di gas serra entro il 2040, rispetto ai livelli del 1990.
Manca solo l’approvazione formale del Consiglio prima della pubblicazione in Gazzetta ufficiale UE. Ma il segnale politico ed economico è già chiaro.
Il target è ambizioso, sistemico e, per la prima volta, esplicitamente concepito come ponte verso la neutralità climatica al 2050. Riguarda tutti i settori dell’economia europea.
Ma c’è un comparto che, più di altri, sarà chiamato a tradurlo in numeri reali: l’edilizia.
Il target clima UE 2040 in breve: cosa cambia subito
L’accordo finale prevede:
- una riduzione netta del 90% delle emissioni di gas serra entro il 2040
- una flessibilità del 5% tramite crediti internazionali di carbonio di alta qualità, attivabile dal 2036 (con possibile periodo pilota tra il 2031 e il 2035)
- una riduzione domestica effettiva minima dell’85% all’interno dell’Unione
- il rinvio di un anno dell’ETS2 (sistema di scambio quote di emissione esteso a edifici e trasporti stradali), che entrerà ora in vigore nel 2028 invece che nel 2027
Per l’industria europea, il messaggio è inequivocabile: la transizione climatica è entrata nella fase di trasformazione strutturale, non più di sperimentazione. E l’edilizia è il primo banco di prova.
Perché l’edilizia è il settore più esposto
Il comparto edilizio europeo è responsabile di circa il 36% delle emissioni di CO2 legate all’energia e di oltre il 40% del consumo energetico finale. Tradotto: senza la decarbonizzazione dell’edilizia, il target 2040 è matematicamente irraggiungibile.
Tre dinamiche convergenti rendono questo settore l’epicentro dei prossimi 15 anni di transizione.
- La prima è l’efficienza energetica del patrimonio costruito: oltre l’80% degli edifici che useremo nel 2050 esiste già oggi, ed è in larga parte energivoro.
- La seconda è il carbonio incorporato nei materiali: cemento, acciaio, alluminio e laterizi rappresentano una quota crescente delle emissioni totali di un edificio lungo il suo ciclo di vita.
- La terza è l’effetto di filiera: ogni cantiere mobilita decine di fornitori, e le grandi imprese committenti stanno già chiedendo dati ESG a tutta la catena del valore.
Le normative europee che stanno traducendo il target in obblighi reali
Il target 2040 non è un orizzonte astratto. È sostenuto da un calendario regolatorio già operativo che riguarda direttamente imprese edili e produttori di materiali.
Direttiva Case Green (EPBD IV)
Recepimento entro il 29 maggio 2026. Tutti gli edifici nuovi a zero emissioni dal 1° gennaio 2030 (gli edifici pubblici dal 2028). Riduzione del consumo di energia primaria degli edifici residenziali del 16% entro il 2030 e del 20-22% entro il 2035. Riqualificazione del 16% degli edifici non residenziali con le prestazioni peggiori entro il 2030.
CBAM: il dazio sul carbonio alla frontiera
A regime dal 2026, colpisce direttamente cemento, ferro, acciaio, alluminio e fertilizzanti importati nell’UE. Per chi acquista materiali extra-europei, significa un costo aggiuntivo legato alle emissioni incorporate. Per chi produce in Italia, una protezione competitiva, ma solo se è in grado di dichiarare con precisione la propria impronta carbonica.
ETS2: il mercato delle emissioni esteso agli edifici
Dal 2028 verrà introdotto un secondo sistema di scambio quote di emissione (ETS2), che includerà esplicitamente il settore edifici e i trasporti stradali. Significa che le emissioni associate al riscaldamento e raffrescamento degli immobili avranno un prezzo di mercato, un costo ulteriore che si rifletterà su committenti, gestori immobiliari e imprese di costruzione.
Regolamento Prodotti da Costruzione (CPR) e GWP lifecycle
Il CPR revisionato introduce il passaporto digitale dei prodotti da costruzione e l’obbligo, per i nuovi edifici, di calcolare e dichiarare il Global Warming Potential lifecycle. In altre parole: non basterà più sapere quanto consuma un edificio in uso, occorrerà sapere quanto pesa in CO2 l’intero ciclo di vita, dalla produzione dei materiali fino al fine vita.
CSRD e Tassonomia UE
La direttiva sulla rendicontazione di sostenibilità e la tassonomia UE rendono già oggi la performance climatica un criterio per l’accesso al credito bancario e per la partecipazione alle gare pubbliche con CAM.
Cosa significa per imprese edili e produttori di materiali
Il target 2040 trasferisce sul settore costruzioni una pressione che, fino al 2024, era distribuita su tutta l’economia in modo più uniforme. Per chi opera nell’edilizia italiana, le conseguenze pratiche sono già visibili:
- i committenti chiedono dati, non più solo prodotti finiti, ma i capitolati pubblici e privati includono criteri di sostenibilità con punteggio crescente
- le banche integrano la performance ESG nei rating e negli affidamenti
- i fornitori chiedono dati ESG anche ai fornitori dei fornitori, propagando l’effetto a cascata fino alle micro imprese
- i materiali a basso contenuto di carbonio stanno diventando un criterio competitivo, non un’opzione di nicchia
Chi si attrezza ora con misurazioni serie (Carbon Footprint di Organizzazione secondo ISO 14064-1, EPD di prodotto, rendicontazione VSME) costruisce un vantaggio competitivo che diventerà difficilmente colmabile dal 2030 in poi.
Il ruolo delle Nature-Based Solutions nel target 2040
Tra le flessibilità introdotte nella nuova Legge europea sul clima, un elemento merita attenzione particolare: l’ammissibilità di rimozioni permanenti di carbonio per compensare le emissioni difficili da abbattere, e l’apertura (pur con paletti rigorosi) a crediti di carbonio internazionali di alta qualità dal 2036.
Tradotto per il settore costruzioni: anche con tutte le tecnologie disponibili (idrogeno verde nelle ceramiche, sostituzione del clinker nel cemento, legno strutturale, recupero energetico), una quota residua di emissioni resterà difficilmente abbattibile nel breve-medio periodo.
Per quella quota, le soluzioni basate sulla natura (afforestazione, riforestazione, rigenerazione dei suoli) sono uno strumento riconosciuto dalla scienza climatica e ora dal quadro normativo europeo. Non sostituiscono la decarbonizzazione interna; la completano.
Forever Bambù: due strade per allinearsi al target 2040
Il target 2040 è un orizzonte di sistema. Ma ogni impresa edile, ogni produttore di materiali, può iniziare il proprio percorso di allineamento già oggi, su scala adeguata alle proprie dimensioni.
Forever Bambù offre due percorsi complementari, pensati per imprese che vogliono trasformare l’impegno climatico in azioni concrete e misurabili.
Carbon Insetting
La prima via è quella dell’afforestazione dedicata: un’impresa crea e gestisce la propria foresta di bambù gigante, con il supporto e la supervisione tecnica di Forever Bambù.
Una foresta aziendale riduce direttamente le emissioni di CO2 dell’organizzazione, rappresenta un atto di responsabilità verso la comunità, e, una volta certificata, produce crediti di carbonio di alta integrità utilizzabili per il bilancio ambientale aziendale o negoziabili sul mercato volontario del carbonio.
Carbon Offsetting
La seconda strada è il carbon offsetting: l’acquisto di crediti di carbonio certificati derivanti dalle foreste di bambù gigante gestite da Forever Bambù, per compensare le emissioni residue dell’azienda.
Una soluzione tracciabile e validata da enti terzi, ideale per chi ha già avviato un percorso di decarbonizzazione interna e vuole completare il proprio impegno climatico con strumenti verificabili.
Vuoi capire come integrare queste soluzioni nel tuo percorso di sostenibilità?
Scrivici a segreteria@foreverbambu.com per un confronto diretto sulle soluzioni concrete per allinearsi al target clima UE 2040.
Perché il 2050 si costruisce oggi. E il 2040, per l’edilizia, è il primo vero banco di prova.


