Green Public Procurement: cos’è e perché riguarda la tua azienda

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Ogni anno la pubblica amministrazione italiana muove decine di miliardi di euro in acquisti di beni, servizi e lavori. È una potenza economica enorme. 

E da qualche anno quella spesa ha una direzione dichiarata: premiare ciò che pesa meno sull’ambiente.

Questo meccanismo ha un nome, Green Public Procurement, e se lavorate con il settore pubblico (o vorreste farlo) vi riguarda già oggi. Vediamo cos’è, perché conta e come evitare di trovarsi esclusi da una gara per un requisito ambientale trascurato.

Cos’è il Green Public Procurement

Il Green Public Procurement (GPP), in italiano “acquisto pubblico verde”, è la strategia con cui la pubblica amministrazione inserisce requisiti ambientali nelle procedure di acquisto. In pratica, quando un ente bandisce una gara, tra i criteri di valutazione non entra solo il prezzo: entrano anche le prestazioni ambientali di prodotti, servizi e lavori.

L’idea di fondo è semplice e potente.

Lo Stato è il più grande compratore del Paese: se orienta i propri acquisti verso soluzioni sostenibili, trascina con sé l’intero mercato. Non a caso il GPP nasce da un indirizzo europeo (la politica integrata dei prodotti basata sul ciclo di vita) ed è entrato nell’ordinamento italiano già con la legge finanziaria 2007.

L’obiettivo è usare il potere d’acquisto pubblico come leva: ridurre emissioni, consumi energetici, sostanze pericolose e rifiuti, spingendo le imprese a innovare.

Dal GPP ai CAM: come funziona davvero

Se il GPP è la strategia, i Criteri Ambientali Minimi (CAM) sono le regole operative che la rendono concreta. Sono adottati con decreto dal Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica (MASE) e definiscono, categoria per categoria, i requisiti ambientali che un’offerta deve rispettare.

Si chiamano “minimi” perché rappresentano la base. All’interno di ogni decreto convivono infatti due tipi di requisiti:

  • criteri di base, obbligatori, che fissano la soglia di accesso;
  • criteri premianti, che assegnano punteggio aggiuntivo a chi va oltre il minimo.

A tenere insieme il sistema c’è il Piano d’Azione Nazionale (PAN GPP), giunto alla terza edizione con il DM n. 259 del 3 agosto 2023 e scritto da tre ministeri (Ambiente, Imprese e Made in Italy, Economia).

Il Piano individua le categorie prioritarie per volume di spesa e impatto ambientale, e ne affida la gestione a un Comitato dedicato. Con l’ultima edizione è stata aggiornata anche la definizione di “appalto verde”: un appalto che applica almeno le specifiche tecniche e le clausole contrattuali previste dai CAM.

Perché il Green Public Procurement ti riguarda

Qui arriviamo al punto che interessa le imprese. In Italia il GPP non è una buona pratica facoltativa: è un obbligo.

Con il Codice dei contratti pubblici (D.Lgs. 36/2023, art. 57) le stazioni appaltanti devono applicare i CAM per l’intero valore della gara, senza soglie e senza eccezioni di categoria. Una gara che ignora i CAM è, semplicemente, illegittima.

C’è però una distinzione da tenere a mente:

  • il GPP è obbligatorio per chi bandisce le gare, cioè la PA;
  • la conformità ai CAM è obbligatoria per chi vuole vincerle, cioè le imprese.

Tradotto in implicazioni concrete, il tema si gioca su tre livelli:

  • Accesso al mercato. Nei settori coperti dai CAM, senza conformità ambientale si resta fuori dalla gara.
  • Competitività. I criteri premianti assegnano punteggio a chi supera il minimo: una documentazione ambientale solida può pesare più di uno sconto sul prezzo.
  • Pressione di filiera. Le grandi aziende soggette a obblighi di rendicontazione chiedono sempre più spesso dati ambientali ai fornitori. Gli stessi dati utili in gara diventano un requisito anche nei rapporti B2B privati.

Come evitare di restare tagliati fuori

La domanda che conta, a questo punto, è operativa: come ci si prepara per non incappare in un’esclusione o in un progetto da rifare? 

Qualche passaggio concreto.

  • Verificate se il vostro settore è coperto dai CAM. I decreti sono numerosi e in continuo aggiornamento: edilizia, arredi, carta, servizi di pulizia, verde pubblico, strade, eventi e molti altri.
  • Mappate i requisiti specifici. Ogni CAM contiene specifiche tecniche, criteri premianti, clausole contrattuali e un disciplinare sulle verifiche. Leggerli prima della gara evita sorprese.
  • Preparate la documentazione ambientale. Dichiarazioni ambientali di prodotto (EPD) basate su analisi del ciclo di vita, Ecolabel UE, marchi di contenuto riciclato: sono gli strumenti con cui si dimostra la conformità.
  • Puntate ai premianti. Percentuali di riciclato più alte, uno studio LCA, un rating ESG: andare oltre la soglia minima sposta il punteggio tecnico a vostro favore.
  • Tenete d’occhio l’evoluzione. È allo studio una riforma europea degli appalti che punta a criteri più uniformi tra gli Stati membri e a dare più peso al rapporto qualità-prezzo rispetto al solo ribasso. Vale la pena seguirne gli sviluppi.

Il valore che resta anche fuori dalla gara

C’è un equivoco da sfatare: attrezzarsi per il GPP non è soltanto un costo di conformità. È un investimento che lavora su più fronti.

La documentazione ambientale richiesta da un appalto (l’impronta di carbonio di un prodotto, un’analisi del ciclo di vita, la tracciabilità di un materiale) è lo stesso patrimonio di dati che rafforza la reputazione, risponde alle richieste dei clienti privati e sostiene scelte di approvvigionamento più solide. 

Per chi produce materiali rinnovabili o gestisce progetti legati all’assorbimento di CO2, questi numeri sono già oggi un argomento di vendita.

Il Green Public Procurement, in fondo, racconta una direzione di marcia: la spesa pubblica che orienta il mercato verso prodotti migliori. Chi costruisce per tempo i propri dati ambientali non insegue la gara successiva, la affronta con un passo di vantaggio.

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