Bambù o bamboo: facciamo chiarezza

Di bambù (o bamboo) si sente parlare sempre più spesso, ma già nel momento in cui si decide di cercare informazioni su questa pianta ci si può trovare di fronte al primo grande dubbio: si scrive bambù o bamboo? Dalla terminologia alle diverse parti che la compongono, fino ai suoi numerosi utilizzi, facciamo chiarezza una volta per tutte su alcuni aspetti legati alla pianta originaria dell’Estremo Oriente che sta progressivamente conquistando il mercato europeo.

Bambù (o bamboo): definizione

Il termine bambù (o bamboo) identifica un gruppo di piante sempreverdi molto vigorose, appartenenti alla famiglia delle Poacee (Paceae), anche conosciute come Graminacee (Graminaceae), e alla sottofamiglia delle Bambusoideae.

Quando parliamo di bambù (o bamboo) ci riferiamo quindi a una pianta erbacea (e non a un albero o arbusto, come si potrebbe pensare), che cresce nelle zone tropicali e subtropicali, per la maggior parte in Asia. I principali bambuseti si collocano soprattutto tra Cina e Giappone, ma anche Africa, Oceania e America ospitano ricche coltivazioni. Grazie alle sue elevate capacità adattive, inoltre, il bambù è sempre più coltivato anche in Europa.

Ne esistono circa un centinaio di generi e 1200 specie, tutte caratterizzate da una crescita particolarmente veloce. Alcune di queste, inoltre, possono raggiungere altezze e dimensioni sorprendentemente elevate.

Bambù o bamboo: come si scrive?

Riguardo il modo di scrivere il nome di questa pianta c’è molta confusione… bambù o bamboo? Sul web (ma anche sulla carta stampata) lo si trova in effetti redatto in entrambe le maniere.

Sveliamo l’arcano: la dicitura corretta in italiano è “bambù”. In base a quanto riportato sul vocabolario Treccani, la parola deriva dal francese bambou, voce di origine malese o neoindiana, attraverso il portoghese bambu o mambu. “Bamboo”, scritto con due “o” alla fine, è invece la traduzione in inglese.

Cenni storici sulla diffusione del bambù in Italia

L’introduzione del termine “bambù” in Italia risale ufficialmente al 1884 ed è attribuita al Prof. Orazio Fenzi, botanico di origini toscane.

La comparsa di questa pianta nel nostro Paese si colloca però qualche anno prima. Ci troviamo più precisamente nel 1860, poco dopo l’Exposition Universelle (Expo) di Parigi, occasione in cui il bambù fu presentato per la prima volta in Europa dai Giapponesi.

A partire da quell’epoca il bambù iniziò ad essere utilizzato in Italia per abbellire le ville nobiliari della Toscana con un caratteristico “angolo orientale”.

Sempre nel territorio toscano, più precisamente nella zona di Lucca, si collocano i primi utilizzi del bambù in campo alimentare come soluzione alla scarsità di cibo durante il periodo della Seconda Guerra Mondiale. È in questo contesto infatti che, in una zona dove la presenza di bambuseti nelle ville era assai comune, si è diffusa la pratica della raccolta dei germogli di bambù e della loro conservazione sott’olio. I germogli hanno quindi permesso di sfamare molte famiglie in un periodo di reale carestia.

La struttura del bambù

La pianta di bambù si divide essenzialmente in tre parti: rizoma, culmo e rami.

I rizomi costituiscono la struttura sotterranea: si tratta sostanzialmente delle radici.  La loro funzione è quella di ricavare dal terreno i nutrienti necessari alla crescita della pianta. I rizomi del bambù sono molto appuntiti e resistenti, in grado di farsi strada anche nei terreni più difficili.

Il fusto del bambù prende invece il nome di culmo e rappresenta, per intenderci, quello che comunemente viene chiamato “canna”. Questa è la sezione della pianta “visibile” all’esterno ed è caratterizzata da un aspetto legnoso, con nodi e internodi. La sezione che unisce il rizoma al culmo è chiamata collo, mentre quella che spunta dal terreno per poi evolversi in culmo è il germoglio, che è anche la sua parte commestibile.

Infine troviamo i rami, che crescono in momenti diversi in base alla specie e alla quantità di luce che riceve il bambuseto. Come in quasi tutte le piante, i rami servono a sostenere le foglie, fondamentali poiché consentono alla pianta il corretto svolgimento dei suoi processi fisiologici, quali la fotosintesi e la respirazione.

I diversi tipi di bambù

Il bambù comprende numerose varietà, la cui classificazione viene aggiornata di anno in anno. Per quanto riguarda i generi, i più importanti sono la Bambusa, la Chusquea, l’Arudinaria e la Phyllostachys. Ognuno di questi comprende poi numerose specie, a cui vanno aggiunto gli ibridi creati negli ultimi anni.

Se guardiamo al territorio italiano, dove le prime piantumazioni risalgono al 2014, il genere più presente è la Phyllostachys.

Tra le specie appartenenti a questo genere la più famosa è la Phyllostachys edulis o pubescens, comunemente conosciuta come bambù Moso. Quest’ultimo è stato ribattezzato bambù gigante in virtù delle dimensioni che può raggiungere (15 metri di altezza e 12/15 cm di diametro). Le canne del bambù Moso crescono inoltre molto velocemente (anche più di 60 cm al giorno): una volta raggiunta la loro massima altezza, la crescita si arresta. Il bambù Moso è particolarmente apprezzato perché produce germogli di bambù molto saporiti, perfetti per numerose preparazioni, ed è la varietà coltivata da Forever Bambù.

Un’altra specie diffusa è la Phyllostachys Dulcis, anch’essa in grado di produrre germogli molto apprezzati per la loro dolcezza.

Citiamo, infine, la Phyllostachys Virididiglauscens, in grado di generare canne molto dritte e di ottima qualità e dunque particolarmente adatta per la produzione di legname.

Per quanto riguarda le specie più interessanti dal punto di vista prettamente ornamentale (utilizzate prevalentemente per formare siepi e barriere), troviamo ad esempio la Phyllostachys nigra, con culmi maturi di colore nero lucido e ottima resistenza al freddo e la Phyllostachys bissetii, con canne e fogliame di color verde scuro lucido. C’è infine la Phyllostachys vivax aureosulcata, con canne dal caratteristico colore giallo e striature verdi, esteticamente spettacolare.

Utilizzi del bambù

Benché il bambù sia noto soprattutto per essere la fonte primaria di nutrimento per i panda (che si cibano della specie più bassa), i suoi campi di applicazione sono innumerevoli, in virtù della sua grande versatilità.

Ciò che rende questo materiale così apprezzato è innanzitutto il suo carattere ecosostenibile: per questo il bambù è un perfetto sostituto dell’inquinante plastica.

Oltre al già citato utilizzo dei sui germogli nel settore culinario, il bambù può essere impiegato in ambito architettonico come materiale da costruzione, per realizzare edifici moderni e di design. Sempre più diffusi e apprezzati sono inoltre gli arredi e i pavimenti in bambù, resistenti e al tempo stesso eleganti.

Ma le applicazioni del bambù sono davvero infinite: non a caso negli ultimi anni stanno nascendo numerose startup che hanno scelto di puntare proprio su questo materiale per produrre gli oggetti più disparati, dagli spazzolini alle biciclette.

Non è un caso, quindi, che il bambù sia considerato un ottimo investimento, in grado di coniugare al beneficio economico anche quello ambientale. Scopri di più sul progetto Forever Bambù.

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