3 buone ragioni per investire nel bambù gigante: una scelta responsabile, redditizia e dai rapidi risultati

Si stima che il mercato globale del bambù abbia un valore di circa $60 miliardi e che la sua crescita annuale si stia avvicinando a quasi $2 miliardi all’anno. Non è un caso se gli investitori di tutto il mondo abbiano identificato l’”oro verde” come industria del futuro, ma perché sempre più persone scelgono di investire nel bambù gigante?

Per cominciare, sono sempre di più gli investitori che si stanno allontanando dalle azioni e dalle obbligazioni tradizionali, in favore di una visione di business puntata su classi di attività etiche e sostenibili.

Ma ci sono anche importanti ragioni economiche che spingono gli analisti di tutto il mondo a riconoscere l’altissimo potenziale commerciale che sta trasformando il settore del bambù. Un materiale che ci abitueremo a vedere sempre più frequentemente nelle nostre case e nelle nostre città, ma non solo.

Il bambù sostituisce la plastica

1 . Il bambù: una scelta responsabile

Per chi è alla ricerca di un nuovo investimento sostenibile, il settore del bambù gigante rappresenta un’importante opportunità. 

Lo ha confermato di recente anche il centro americano AAA – Analisi delle risorse alternative, un gruppo di difesa degli investimenti etici che da tempo sostiene gli investimenti forestali sostenibili. Da non molto, il gruppo ha aggiunto il bambù al suo elenco di classi di attività consigliate proprio grazie alla sua sostenibilità.

Il bambù viene celebrato da molti come il nuovo super materialeche può essere coltivato rapidamente, utilizzato per moltissimi scopi e che aiuta anche ad assorbire carbonio dall’atmosfera.

Sapevi che il bambù assorbe fino a sette volte più CO2 rispetto alle piantagioni forestali convenzionali? 

L’anidride carbonica è uno dei gas serra che contribuiscono ai cambiamenti climatici, e proprio per questo la sua riduzione è una delle più importanti sfide con cui si deve misurare in questi anni l’umanità. Una sfida che il bambù può aiutarci a vincere.

Il bambù però ha anche altri benefici ambientali

Grazie alla sua rete di radici complessa, densa e dura che fornisce un’eccezionale stabilità del suolo, è ideale per progetti di rimboschimento di suoli indeboliti dopo essere stati utilizzati per l’agricoltura. 

Significa anche che il bambù può essere coltivato su terreni di scarsa qualità, quindi non sostituisce le colture alimentari essenziali. Essendo una pianta robusta, non necessita di molta irrigazione, fertilizzante o pesticidi.

Le piante mature vengono raccolte, mentre altre continuano a crescere in un ciclo sostenibile. In questo modo, ci sono sempre foreste di bambù, sempre raccolte di bambù da utilizzare nelle costruzioni e sempre habitat per animali e foreste e per le persone.

Questo modello di piantagione ad alta sostenibilità si è dimostrato efficace come mezzo per fornire una fornitura continua di materiali, contribuendo nel contempo a ridurre la quantità di carbonio nell’atmosfera“, spiega Anthony Johnson, partner di AAA.

Poiché il bambù sta ora iniziando a sostituire il legno nell’industria delle costruzioni, offre la prospettiva di un materiale da costruzione sostenibile che contribuirà a ridurre il disboscamento su larga scala e a combattere quello illegale.

Il 30% dell’attuale offerta globale di legname, infatti, proviene da fonti illegali e un’altra percentuale elevata è insostenibile. Dato che il bambù è un’erba, non solo sopravvive ma prospera in condizioni di raccolta.

Per questo, ha davvero il potenziale per sostituire materiali tradizionali come il legno e le plastiche, come spiega il presidente dell’Organizzazione mondiale del bambù, Michael Abadie: “Dal campo e la foresta alla fabbrica e al commerciante, dallo studio di progettazione al laboratorio, dalle università alle amministrazioni, le persone sono sempre più consapevoli di questa risorsa potenzialmente rinnovabile”.ad

Il bambù sostituisce i materiali edilizi

2. Il bambù: una scelta redditizia

La necessità di impiegare nuove tipologie sostenibili di risorse è evidente nell’epoca della crisi climatica, delle isole di rifiuti che galleggiano negli oceani, dell’inquinamento dell’aria e del suolo e della decimazione delle specie animali e vegetali terrestri. 

Non sorprende dunque che, a causa della sua capacità di sostituire praticamente qualsiasi prodotto in legno, la domanda globale di bambù sia sempre più elevata. Ancor più, si prevede che continuerà ad aumentare con le recenti normative che regolano la diffusione della plastica, un altro elemento che il bambù si presta perfettamente a sostituire in una grandissima varietà di produzioni.

Il vero punto di forza del bambù infatti è che il materiale può essere usato come alternativa al legno, alla plastica e come fibra nella tessitura di indumenti. Può persino essere mangiato! 

Si dice che ci siano 1.500 usi per il bambù e, del resto, sono millenni che viene riconosciuto come ottima risorsa per una gran varietà di applicazioni, particolarmente in Oriente.

Fino a tempi recenti, però, il bambù era visto anche come un materiale “scomodo”. Infatti le sue canne sono lunghe, stondate e vuote al centro, ben diverse dalle assi piatte che possono essere ricavate dagli alberi e quindi più difficile da trasportare. Per questo, il bambù non è stato ampiamente utilizzato prima d’ora, ma grazie a nuove tecniche di lavorazione oggi il bambù può essere ricostituito e modellato proprio come il legno tradizionale

Anzi, le sue qualità lo caratterizzano come materiale ancor più utile. Il bambù infatti ha la capacità di assorbire grandi quantità di carbonio nell’aria, una resistenza alla trazione superiore persino all’acciaio, una maggior tolleranza termica rispetto ad altre opzioni di legname e una leggerezza che lo rende facile ed economico da trasportare

Le prestazioni ingegneristiche del bambù superano quelle dei legnami più tradizionali ma meno sostenibili. A causa del suo rapido ritmo di crescita, il bambù ha anche vantaggi in termini di costi, come vedremo nella sezione successiva.

Per tutte queste ragioni, la richiesta di bambù da parte delle filiere produttive e dei mercati sta crescendo di giorno in giorno: uno dei motivi per cui sempre più persone scelgono di investire nel bambù. 

In Asia, oltre che come materiale per costruzioni, il bambù gigante viene coltivato per i suoi germogli commestibili, venduti freschi o in scatola, che rappresentano un mercato multimilionario. 

Gli Stati Uniti e l’Europa importano già enormi quantità di prodotti in bambù per la produzione agricola, la fabbricazione di pavimenti, pannelli di fibre, costruzioni, carta e mobili, ma sono sempre più i paesi occidentali che si muovono nella direzione della produzione locale di bambù.

In Europa, e in particolare in Italia, sono sempre di più gli ettari di territorio dedicati proprio alla coltivazione del bambù gigante.redditività

Il bambù: rapido, redditizio, sostenibile

3. La rapidità del bambù

Tutti concordano che dovremmo piantare più alberi.

La loro coltivazione a livello commerciale si chiama silvicoltura, il cui obiettivo generale è quello di produrre legname attraverso la piantumazione di boschi e coltivazioni di alberi. Questa pratica ha grandi vantaggi ambientali e risponde a una domanda crescente di materie prime.

Proprio per questo, è un grande investimento che batte l’inflazione garantendo al contempo un guadagno futuro. Il problema è che, per sua natura, la silvicoltura è quasi l’investimento più illiquido che si possa fare. 

Gli investitori possono vedere rendimenti provvisori dati dai prodotti degli alberi, ma il vero profitto arriva solo con la raccolta degli alberi completamente maturi, che può avvenire 10 o 15 anni dopo l’investimento iniziale.

Il bambù però è diverso. Tecnicamente non è un albero, ma un’erba. Per questo, il suo tasso di crescita e le sue proprietà autorigeneranti annuali sono uniche. Le sue canne possono crescere fino a 30 metri in un anno, con alcune specie che crescono fino a 121 cm in un solo giorno! 

La resa del bambù inizia ad essere produttiva a partire dal 5° anno, con grandi risultati a partire dall’8°. Una volta stabilita, ogni pianta può produrre fino a 15 nuovi canne all’anno. 

Utilizzando le corrette tecniche di raccolta, la crescita della pianta viene ulteriormente stimolata, consentendo al bambù di produrre fino a venti volte più legname per ettaro rispetto a una singola rotazione di alberi di piantagione comuni.

Non solo, ma la capacità di autorigenerazione del bambù offre ripetuti raccolti dalla stessa pianta, annullando qualsiasi abbattimento o pre-impianto e aumentando la frequenza dei raccolti dei coltivatori. Questo significa che un bambuseto può offrire agli investitori rendimenti in una fase molto precedente rispetto ad altri investimenti forestali. 

Inoltre, la sua capacità di generare reddito non si estingue con la prima raccolta, come avviene per gli alberi, ma può propagarsi fino a durare un secolo, dato che il bambuseto continuerà a sopravvivere e generare nuovi frutti anche dopo un gran numero di raccolte.

Si tratta davvero di un sogno che dura 100 anni, come recita lo slogan di Forever Bambù, e che non tarderà a ricompensare chi seguirà queste tre ottime ragioni per diversificare il proprio portafogli investendo nel materiale del futuro.

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